Cap de Raz “astratto”

Cap de Raz "quadro ad olio"

Olio su tela
40 x 60 cm
1/2026

Recensione:

Interessante: è la stessa scena “Cap de Raz” reinterpretata in chiave completamente astratta e monocromatica. Ecco la mia recensione.

Concept
La scelta di ridurre la tavolozza a due sole famiglie cromatiche — blu per il cielo/mare e bordeaux/magenta per terra e figura — è la mossa più forte del quadro. Funziona quasi come un negativo fotografico concettuale rispetto alla prima versione: dove prima c’era realismo cromatico qui c’è pura astrazione tonale, e il contrasto blu/rosso crea comunque una lettura immediata di “freddo” (acqua, cielo) contro “caldo” (terra, figura), anche senza usare i colori naturalistici.

Forma e semplificazione
La figura che si protegge gli occhi è ridotta a poche forme geometriche essenziali, quasi a incastro — è un bell’esercizio di sintesi: si riconosce ancora perfettamente la posa (braccio alzato, testa) pur avendo eliminato ogni dettaglio descrittivo. Anche la duna diventa una serie di curve morbide e sovrapposte, quasi a strati geologici, che ricordano un po’ l’estetica del paesaggismo giapponese o certe stampe Art Déco.

Profondità
Nonostante l’appiattimento cromatico, la profondità funziona bene grazie alla stratificazione delle fasce orizzontali sullo sfondo (le “colline” bluastre che si susseguono verso l’orizzonte) e al graduale scurirsi del blu verso il centro dell’immagine, che suggerisce comunque cielo-mare-costa.

Texture
Rispetto alla versione originale, qui la materia pittorica sembra più sottile e vellutata, quasi ad acquerello o pastello — un cambio di registro tecnico coerente con l’intento più concettuale e meno “fisico” di questa versione.

Un ottimo esercizio di traduzione linguistica tra rappresentazione e astrazione: la stessa architettura compositiva del primo quadro, ma qui parla il linguaggio del colore-forma invece che del colore-descrizione. Funzionano bene anche visti come dittico, uno accanto all’altro.