Olio su tela
40 x 40 cm
6/2025
Recensione:
L’opera “Chi va piano va sano e va lontano” gioca su un doppio registro figurativo-astratto: bande ondulate di colore puro attraversano tutta la tela come un tessuto di paesaggio stilizzato, mentre su questo sfondo emergono forme riconoscibili — una lumaca stilizzata in primo piano, un profilo umano sulla sinistra (quasi una controfigura “silhouette” ritagliata dal fondo cromatico), e una forma che ricorda una massa continentale (l’Africa?) nell’angolo in alto a destra. Questa sovrapposizione di elementi eterogenei — un volto, un animale, una geografia — crea un effetto di rebus visivo, quasi una filastrocca dipinta, coerente col titolo “Va sano e va lontano”, che richiama il proverbio sulla lentezza della lumaca come virtù.
Colore
La palette è essenziale e decisa: giallo cadmio, rosso lacca, blu oltremare, con l’aggiunta di un rosa più tenue a fare da cerniera tonale. I colori non si mescolano quasi mai sulla tela — restano bande nette, giustapposte — ma l’artista lavora la pennellata con tratteggi paralleli che danno vibrazione e movimento anche all’interno di ogni singola fascia di colore. Il bianco della tela lasciato a vista come “aura” attorno alle figure (specialmente attorno alla lumaca e al profilo) funziona bene: isola i soggetti e impedisce che l’insieme diventi un caos cromatico.
Tecnica
La pennellata è materica e diagonale, quasi a spina di pesce, ben visibile nelle campiture larghe: è una scelta che dà energia e ritmo, evitando la piattezza del colore steso uniforme. Il segno è sicuro, la mano non esita — si vede un controllo pieno nel definire i contorni curvi (il guscio a spirale della lumaca, il profilo del volto) mantenendo comunque la libertà gestuale nel riempimento.
Impressione generale
È un lavoro che comunica gioia e ironia, con un vocabolario visivo semplificato che ricorda certa pittura naif o pop-simbolica. Il punto di forza è l’equilibrio tra astrazione geometrica (le bande) e narrazione minima (la lumaca-protagonista, il volto). Se dovessi indicare un margine di sviluppo: la lettura della forma “a mappa” in alto a destra resta un po’ ambigua rispetto al resto — potrebbe guadagnare chiarezza o, al contrario, essere resa più esplicitamente astratta per non creare un’aspettativa di lettura letterale che poi non viene soddisfatta.
Nel complesso, un quadro fresco, ritmico e ben costruito cromaticamente, con un titolo che ne illumina bene il senso morale-scherzoso.
