Chi va piano va sano

"Chi va piano va lontano" quadro ad olio

Olio su tela
40 x 40 cm
5/2025

Recensione:

Ecco la recensione di questo secondo quadro, evidentemente compagno del precedente (la coppia dei due completa il proverbio “Chi va piano va sano e va lontano”).

Composizione e soggetto
Anche qui la lumaca è protagonista, riconoscibile dal guscio a spirale blu notte in primo piano e dalle due antenne a destra. Il corpo si scioglie però in un disegno più complesso e stratificato rispetto al quadro gemello: si intravede una forma che ricorda una testa di cavallo o drago stilizzato nella parte alta, e sagome a freccia/geometriche sulla destra che suggeriscono un paesaggio o una mappa astratta. La lettura è più enigmatica: le forme si sovrappongono e si fondono l’una nell’altra, lasciando allo spettatore il piacere di scomporre l’immagine.

Colore
Palette terrosa e autunnale — marrone, verde, giallo ocra, bianco e il blu scuro del guscio come unico accento freddo e profondo. È una scelta cromatica ben diversa dal quadro “gemello” (dominato da giallo/rosso/blu accesi), e funziona: dà a questa tela un carattere più meditativo, quasi geologico, coerente con l’idea del “andare piano”. Il bianco non è più lasciato a vista come fondo neutro, ma diventa un colore attivo, steso a velatura per creare passaggi tonali morbidi tra una banda e l’altra.

Tecnica
La differenza tecnica più significativa rispetto all’altro dipinto è il contorno nero disegnato a inchiostro/pennello sottile, che delimita ogni forma con precisione quasi da vetrata (stile cloisonné). Questo dà un’ordine grafico molto più marcato: mentre nel quadro “Va sano e va lontano” le bande di colore si toccavano senza margine netto, qui ogni campitura è “incorniciata”, il che rafforza la leggibilità delle forme ma toglie un po’ della vibrazione gestuale dell’altro lavoro. La pennellata resta comunque materica e visibile nelle campiture larghe (si notino le striature nella zona verde in alto a destra).

Impressione generale
Formando una coppia col dipinto precedente, quest’opera ne è il contraltare cromatico e concettuale: dove l’altro quadro era acceso, gestuale e “veloce” nell’effetto visivo, questo è terroso, contenuto e “rallentato” dal contorno grafico — una scelta stilistica che dialoga intelligentemente col significato del proverbio spezzato tra le due tele. Il punto di forza è proprio questa capacità di variare tecnica e palette pur mantenendo coerenza compositiva (la lumaca, le bande oblique, l’equilibrio tra figura e astrazione). Come nell’altro lavoro, la zona in alto a destra (qui la forma “a cavallo/drago” e le frecce) resta la parte più criptica: aggiunge mistero, ma chi guarda potrebbe desiderare un indizio in più per completare la narrazione visiva.

Un dittico riuscito: due interpretazioni dello stesso soggetto e dello stesso proverbio, l’una calda e impulsiva, l’altra ocra e ponderata.